venerdì 25 ottobre 2013
giovedì 24 ottobre 2013
L’ambiente del futuro comincia dal presente
Se è vero che dalle crisi, comprese quelle economiche, si esce con una trasformazione, è altrettanto vero che la questione ambientale non può restarne estranea ancora a lungo, almeno per due ordine di considerazioni: la prima, la contingenza, che la pone fra gli avvenimenti di cui ci spetta tener conto, la seconda, l’urgenza, che la pone saldamente nel presente e, per alcuni aspetti, ormai già radicata nel recente passato. Non si può fare a meno, insomma, di analizzarne i molteplici aspetti capaci di influire sul nostro mondo, e sulla nostra visione del mondo. La coscienza ambientale, d’altronde, non è più circoscritta a pochi adepti, ma ha raggiunto da tempo il livello mondiale, dove gli accordi e i trattati segnano le pagine di storia del presente, e mostrano tutta la difficoltà di affrontare le reti di un sistema complesso quale quello naturale, dove ogni cosa è interdipendente e noi stessi ne siamo parte.
I dati scientifici del cambiamento climatico in atto parlano nella lingua dei numeri e dei grafici, ma i percorsi reali delle quantità diventano poi fatti molto concreti, come estensione delle aree siccitose o aride, modifica della produzione agroalimentare, incremento dei fenomeni atmosferici estremi, alterazione del ciclo dell’acqua, inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo, locale e globale, consumo di risorse naturali, diminuzione della copertura forestale, riduzione della biodiversità. Se l’ambiente naturale ha un valore in sé e il suo degrado è una perdita di tale valore, ormai sono ben evidenti anche le conseguenze dirette sulla sfera umana e sociale, che assumono l’aspetto di una diseguaglianza che porta un tema di giustizia sociale: la diseguaglianza climatica e ambientale. Nei Paesi ricchi, essa assume prevalentemente l’aspetto di periferie urbane squallide in cui vivono milioni di persone che non possono permettersi di vivere altrove, nei Paesi più poveri, essa ha l’aspetto della povertà, spesso estrema, causata da molti fattori fra cui non ultimi l’aridità dei suoli, la siccità, o viceversa le inondazioni, il continuo consumo di risorse naturali che non hanno il tempo di rinnovarsi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati prevede che entro il 2050 si raggiungeranno i 200 milioni di profughi ambientali, prevalentemente dal Sud del mondo, dove l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola è già ora, e sarà sempre più, molto forte. Già nel Primo Assessment Report dell’IPCC (l’organismo dell’ONU che studia il cambiamento del sistema climatico) nel 1990 si sosteneva che il peggior effetto che la modifica del clima globale avrebbe causato sarebbe stato quello migratorio.
Il tema è complesso, ma con aspetti ormai chiari: l’ultimo Rapporto IPCC appena pubblicato, il Quinto, afferma con chiarezza che “il riscaldamento globale è inequivocabile e che molti dei cambiamenti osservati, a partire dagli anni ’50 del novecento, sono senza precedenti su scala di millenni”. Anche le cause sono ormai certe: il medesimo Rapporto scrive che “l’influenza umana sul sistema climatico è chiara” ed è legata all’aumento della concentrazione atmosferica di gas ad effetto-serra. Gas provenienti dalle attività umane, troppo invasive e troppo gravose, e forse spesso anche troppo obsolete.
Dunque, lo stato dell’ambiente ci coinvolge direttamente, entra nelle nostre vite, e ci porta a studiare nuove strade per il futuro. A partire dalla crisi che stiamo vivendo: una svolta economica verso produzioni e processi più leggeri per l’ambiente, e verso interventi capaci di alleggerire il carico attuale (di cui c’è gran bisogno), può rinnovare e fare partire ciò che ora è fermo, migliorando anche le condizioni di vita di molti, con i connessi effetti sulla salute, e riducendo le diseguaglianze ad esse legate. Migliorando, infine, lo stato dell’ambiente e limitando la portata del cambiamento climatico a livello globale.
Si parla spesso di economia verde come mezzo per creare genericamente posti di lavoro: il “verde” nell’economia va ben oltre, portando verso la creazione di posti di lavoro utili, cioè un elemento cardine di una vera “economia reale”.
Un’economia umana, in cui non manchi la produzione locale agroalimentare, biologica, vivibile in modo sano anche per gli animali d’allevamento. Un’economia che si fondi su una produzione energetica sempre più pulita, in cui il risparmio e l’efficienza energetica siano prassi consolidata che crea valore aggiunto, in un contesto di continua ricerca di miglioramento della qualità dell’aria e riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili. Un’economia, infine, che sappia ridurre il consumo di materiali vergini, creando nuova materia dal rifiuto, nuova vita dai prodotti, maggiore efficacia nei processi di trasformazione.
Un cambiamento che in parte è già iniziato: oggi ci sono tecnologie mature a affidabili in molti settori, ci sono filiere industriali, ci sono imprese di ogni dimensione impegnate in progetti “verdi” che stanno resistendo alla crisi meglio di molte altre. Molte città italiane hanno aderito al Patto dei Sindaci europeo, impegnandosi a superare gli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni e incremento delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico al 2020, molti Comuni raggiungono i vertici della raccolta differenziata dei rifiuti, oltre 1.000 soddisfano i bisogni energetici delle famiglie con le fonti rinnovabili.
Ci si può misurare con le grandi questioni ambientali globali a partire dal locale, interpretando le sfide che ci attendono e proponendo risposte capaci di disegnare un progetto di futuro. Un futuro in cui l’ambiente non sia soltanto il luogo del prelievo delle risorse, e il luogo dello spargimento dei rifiuti dopo l’utilizzo di ciò che è stato trasformato in merce, ma sia di nuovo il luogo dove vivere, come parti, consapevoli, di una rete più grande e complessa.
Claudia Castaldini
Legambiente
Per maggiori informazioni:
http://claudiacastaldini.ilcannocchiale.it/
I dati scientifici del cambiamento climatico in atto parlano nella lingua dei numeri e dei grafici, ma i percorsi reali delle quantità diventano poi fatti molto concreti, come estensione delle aree siccitose o aride, modifica della produzione agroalimentare, incremento dei fenomeni atmosferici estremi, alterazione del ciclo dell’acqua, inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo, locale e globale, consumo di risorse naturali, diminuzione della copertura forestale, riduzione della biodiversità. Se l’ambiente naturale ha un valore in sé e il suo degrado è una perdita di tale valore, ormai sono ben evidenti anche le conseguenze dirette sulla sfera umana e sociale, che assumono l’aspetto di una diseguaglianza che porta un tema di giustizia sociale: la diseguaglianza climatica e ambientale. Nei Paesi ricchi, essa assume prevalentemente l’aspetto di periferie urbane squallide in cui vivono milioni di persone che non possono permettersi di vivere altrove, nei Paesi più poveri, essa ha l’aspetto della povertà, spesso estrema, causata da molti fattori fra cui non ultimi l’aridità dei suoli, la siccità, o viceversa le inondazioni, il continuo consumo di risorse naturali che non hanno il tempo di rinnovarsi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati prevede che entro il 2050 si raggiungeranno i 200 milioni di profughi ambientali, prevalentemente dal Sud del mondo, dove l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola è già ora, e sarà sempre più, molto forte. Già nel Primo Assessment Report dell’IPCC (l’organismo dell’ONU che studia il cambiamento del sistema climatico) nel 1990 si sosteneva che il peggior effetto che la modifica del clima globale avrebbe causato sarebbe stato quello migratorio.
Il tema è complesso, ma con aspetti ormai chiari: l’ultimo Rapporto IPCC appena pubblicato, il Quinto, afferma con chiarezza che “il riscaldamento globale è inequivocabile e che molti dei cambiamenti osservati, a partire dagli anni ’50 del novecento, sono senza precedenti su scala di millenni”. Anche le cause sono ormai certe: il medesimo Rapporto scrive che “l’influenza umana sul sistema climatico è chiara” ed è legata all’aumento della concentrazione atmosferica di gas ad effetto-serra. Gas provenienti dalle attività umane, troppo invasive e troppo gravose, e forse spesso anche troppo obsolete.
Dunque, lo stato dell’ambiente ci coinvolge direttamente, entra nelle nostre vite, e ci porta a studiare nuove strade per il futuro. A partire dalla crisi che stiamo vivendo: una svolta economica verso produzioni e processi più leggeri per l’ambiente, e verso interventi capaci di alleggerire il carico attuale (di cui c’è gran bisogno), può rinnovare e fare partire ciò che ora è fermo, migliorando anche le condizioni di vita di molti, con i connessi effetti sulla salute, e riducendo le diseguaglianze ad esse legate. Migliorando, infine, lo stato dell’ambiente e limitando la portata del cambiamento climatico a livello globale.
Si parla spesso di economia verde come mezzo per creare genericamente posti di lavoro: il “verde” nell’economia va ben oltre, portando verso la creazione di posti di lavoro utili, cioè un elemento cardine di una vera “economia reale”.
Un’economia umana, in cui non manchi la produzione locale agroalimentare, biologica, vivibile in modo sano anche per gli animali d’allevamento. Un’economia che si fondi su una produzione energetica sempre più pulita, in cui il risparmio e l’efficienza energetica siano prassi consolidata che crea valore aggiunto, in un contesto di continua ricerca di miglioramento della qualità dell’aria e riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili. Un’economia, infine, che sappia ridurre il consumo di materiali vergini, creando nuova materia dal rifiuto, nuova vita dai prodotti, maggiore efficacia nei processi di trasformazione.
Un cambiamento che in parte è già iniziato: oggi ci sono tecnologie mature a affidabili in molti settori, ci sono filiere industriali, ci sono imprese di ogni dimensione impegnate in progetti “verdi” che stanno resistendo alla crisi meglio di molte altre. Molte città italiane hanno aderito al Patto dei Sindaci europeo, impegnandosi a superare gli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni e incremento delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico al 2020, molti Comuni raggiungono i vertici della raccolta differenziata dei rifiuti, oltre 1.000 soddisfano i bisogni energetici delle famiglie con le fonti rinnovabili.
Ci si può misurare con le grandi questioni ambientali globali a partire dal locale, interpretando le sfide che ci attendono e proponendo risposte capaci di disegnare un progetto di futuro. Un futuro in cui l’ambiente non sia soltanto il luogo del prelievo delle risorse, e il luogo dello spargimento dei rifiuti dopo l’utilizzo di ciò che è stato trasformato in merce, ma sia di nuovo il luogo dove vivere, come parti, consapevoli, di una rete più grande e complessa.
Claudia Castaldini
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sabato 19 ottobre 2013
Sabato 19 ottobre - Gianni Cuperlo a "Che tempo che fa"
Sabato 19 ottobre il candidato alla segreteria del PD Gianni Cuperlo sarà ospite della trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, in onda su Rai3 a partire dalle 20.10.
Questo il link del sito web: http://www.rai.it/dl/portali/site/page/Page-72d4d3e5-a5e7-4f5d-b4ce-da70ead94dac.html
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giovedì 17 ottobre 2013
Venerdì 18 ottobre - Ore 16 - Lancio della Campagna di Gianni Cuperlo Segretario
Venerdì 18 ottobre a partire dalle ore 16 sarà possibile seguire il lancio della campagna di Gianni Cuperlo sul nuovo sito internet www.giannicuperlo.it
mercoledì 16 ottobre 2013
Cuperlo: Sulla legge elettorale Epifani convochi i candidati segretari per proposta condivisa
La riforma della legge elettorale è una urgenza non più eludibile. La modifica del Porcellum è un imperativo. In Senato la commissione Affari costituzionali sta lavorando per portare in aula in breve tempo una ipotesi di riforma. In vista di questo passaggio parlamentare credo sia necessario che il Pd si presenti unito con una propria proposta che tenga insieme da una parte le esigenze di merito che riguardano la difesa del bipolarismo, l’esigenza di governabilità, il diritto dei cittadini di scegliere e riconoscere gli eletti, e, dall’altra, la necessità di individuare in Parlamento la più’ ampia convergenza. Noi dobbiamo abbandonare il Porcellum.
Per questo ritengo utile, anche in vista della campagna congressuale che vedrà impegnato il partito nelle prossime settimane, che Epifani convochi un incontro con i quattro candidati per una discussione chiara e trasparente. Come Pd dobbiamo fare in modo che il tema della riforma elettorale diventi un punto di forza della nostra identità comune e non un tema di incursioni e di divisione.
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lunedì 14 ottobre 2013
Lunedì 28 ottobre - Matteo Orfini a Bologna
Lunedì 28 ottobre a partire dalle ore 20.45 presso la Sala Falcone-Borsellino, in via Battindarno 123, Bologna, Matteo Orfini parteciperà all'incontro a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo.
Questo il volantino dell'iniziativa
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«Sui diritti umani, sulla dignità delle persone, non si possono inseguire i sondaggi»
Intervista a Gianni Cuperlo di Simone Collini – L’Unità
A Gianni Cuperlo non sono piaciute le uscite di Renzi contro il messaggio di Napolitano su amnistia e indulto. Provvedimenti, dice lo sfidante del sindaco nella corsa per la segreteria del Pd richiamando quel che è scritto nella nostra Costituzione, utili proprio a ristabilire «un fondamentale principio di legalità che oggi viene violato in modi palesi e clamorosi».
Renzi si dice «in disaccordo» con Napolitano su amnistia e indulto: qual è la sua posizione, onorevole Cuperlo?
«Il Capo dello Stato ha posto un problema di sopravvivenza e di dignità che riguarda oggi migliaia di persone detenute nelle nostre carceri. Peraltro lo ha fatto in maniera tutt`altro che improvvisata, ma dopo che da mesi aveva denunciato queste condizioni di vita anche alla luce delle visite svolte nel carcere di San Vittore e in quello di Poggioreale, e quindi con una consapevolezza piena del dramma che si consuma dietro quelle mura e del grado di disumanità che contraddistingue tanta parte dei nostri penitenziari».
Però non ha ragione Renzi nel sostenere che la legalità è un valore di sinistra, e che quindi non si può approvare una misura come l`amnistia? Che non sarebbe serio, educativo?
«Guardi, noi oggi stiamo calpestando un principio di legalità nel momento stesso in cui viene violato l`articolo 27 della Costituzione, che stabilisce una cosa molto chiara: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Allora, se vogliamo trasmettere ai nostri figli il valore della legalità, la premessa è che non può essere lo Stato per primo a violare quel principio nelle carceri della Repubblica. Aggiungo che noi siamo stati più volte richiamati al rispetto dei diritti umani dentro le nostre carceri dalla Corte europea dei diritti. E non si può essere europeisti a corrente alternata, sull`attenti quando si discute di Fiscal compact ma disattenti quando si parla di diritti umani».
Non crede che per risolvere il problema servano misure strutturali più che interventi come l`amnistia o l`indulto?
«Certamente, ma la premessa è che la politica, il Pd e la sinistra non possono lavarsi le mani rispetto a questo gigantesco scandalo inseguendo, magari per convenienza, la logica dei sondaggi. Dopodiché è chiaro che bisogna affrontare subito questa emergenza, e lo si deve fare con un pacchetto di misure immediate che prevedano un sistema di pene alternative alla detenzione, la messa in prova, nei casi possibili la detenzione domiciliare o l`avvio in comunità di recupero. Si intervenga sulle correzioni necessarie, sulle leggi che hanno finito con l`aggravare il problema, a cominciare dalla Fini-Giovanardi sulle droghe per arrivare alla Bossi-Fini sull`immigrazione. Dentro questo ragionamento che prevede degli interventi strutturali per ridurre il numero dei detenuti in tempi rapidi si colloca il senso del messaggio del Capo dello Stato, che invita il Parlamento a riflettere anche su eventuali provvedimenti di clemenza. E dunque è una responsabilità morale, prima che politica, della classe dirigente del Paese farsi carico della questione per come è stata posta da un messaggio, quello del Quirinale, che va letto e considerato nella sua ispirazione e interezza».
Da questo ragionamento sembra però rimanere fuori il tema della sicurezza dei cittadini.
«No, perché è chiaro che noi dobbiamo tener conto da un lato della tutela dei diritti umani dei detenuti e dall`altro del problema della sicurezza dei cittadini nel loro complesso. Ma anche quest`ultimo, lo dobbiamo sapere, non è un problema che si può separare dalla condizione di vita dentro carceri che attualmente sono tutto meno che luoghi di riabilitazione e di rieducazione mentre rischiano di funzionare come palestre di illegalità».
Resta il fatto che nell`opinione pubblica è prevalente la contrarietà a misure come amnistia o indulto: non è un problema per un Pd che già governa con il Pdl e che deve aspirare a crescere nei consensi?
«Qui non si tratta di inseguire l`umore dell`opinione pubblica. Ripeto, qui si tratta di raccogliere la verità più profonda del messaggio di Napolitano e di ristabilire il principio dello Stato di diritto in un Paese che sul punto fondamentale della condizione di vita dei detenuti sta offrendo da troppi anni una immagine indegna di una grande nazione civile ed europea. Non dimentichiamolo mai, noi siamo la patria di Beccaria. E che un Paese con la nostra storia, tradizione, cultura, possa ridurre questo dramma umano e sociale a una polemica di parte o di giornata è un`idea semplicemente irricevibile».
A Gianni Cuperlo non sono piaciute le uscite di Renzi contro il messaggio di Napolitano su amnistia e indulto. Provvedimenti, dice lo sfidante del sindaco nella corsa per la segreteria del Pd richiamando quel che è scritto nella nostra Costituzione, utili proprio a ristabilire «un fondamentale principio di legalità che oggi viene violato in modi palesi e clamorosi».
Renzi si dice «in disaccordo» con Napolitano su amnistia e indulto: qual è la sua posizione, onorevole Cuperlo?
«Il Capo dello Stato ha posto un problema di sopravvivenza e di dignità che riguarda oggi migliaia di persone detenute nelle nostre carceri. Peraltro lo ha fatto in maniera tutt`altro che improvvisata, ma dopo che da mesi aveva denunciato queste condizioni di vita anche alla luce delle visite svolte nel carcere di San Vittore e in quello di Poggioreale, e quindi con una consapevolezza piena del dramma che si consuma dietro quelle mura e del grado di disumanità che contraddistingue tanta parte dei nostri penitenziari».
Però non ha ragione Renzi nel sostenere che la legalità è un valore di sinistra, e che quindi non si può approvare una misura come l`amnistia? Che non sarebbe serio, educativo?
«Guardi, noi oggi stiamo calpestando un principio di legalità nel momento stesso in cui viene violato l`articolo 27 della Costituzione, che stabilisce una cosa molto chiara: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Allora, se vogliamo trasmettere ai nostri figli il valore della legalità, la premessa è che non può essere lo Stato per primo a violare quel principio nelle carceri della Repubblica. Aggiungo che noi siamo stati più volte richiamati al rispetto dei diritti umani dentro le nostre carceri dalla Corte europea dei diritti. E non si può essere europeisti a corrente alternata, sull`attenti quando si discute di Fiscal compact ma disattenti quando si parla di diritti umani».
Non crede che per risolvere il problema servano misure strutturali più che interventi come l`amnistia o l`indulto?
«Certamente, ma la premessa è che la politica, il Pd e la sinistra non possono lavarsi le mani rispetto a questo gigantesco scandalo inseguendo, magari per convenienza, la logica dei sondaggi. Dopodiché è chiaro che bisogna affrontare subito questa emergenza, e lo si deve fare con un pacchetto di misure immediate che prevedano un sistema di pene alternative alla detenzione, la messa in prova, nei casi possibili la detenzione domiciliare o l`avvio in comunità di recupero. Si intervenga sulle correzioni necessarie, sulle leggi che hanno finito con l`aggravare il problema, a cominciare dalla Fini-Giovanardi sulle droghe per arrivare alla Bossi-Fini sull`immigrazione. Dentro questo ragionamento che prevede degli interventi strutturali per ridurre il numero dei detenuti in tempi rapidi si colloca il senso del messaggio del Capo dello Stato, che invita il Parlamento a riflettere anche su eventuali provvedimenti di clemenza. E dunque è una responsabilità morale, prima che politica, della classe dirigente del Paese farsi carico della questione per come è stata posta da un messaggio, quello del Quirinale, che va letto e considerato nella sua ispirazione e interezza».
Da questo ragionamento sembra però rimanere fuori il tema della sicurezza dei cittadini.
«No, perché è chiaro che noi dobbiamo tener conto da un lato della tutela dei diritti umani dei detenuti e dall`altro del problema della sicurezza dei cittadini nel loro complesso. Ma anche quest`ultimo, lo dobbiamo sapere, non è un problema che si può separare dalla condizione di vita dentro carceri che attualmente sono tutto meno che luoghi di riabilitazione e di rieducazione mentre rischiano di funzionare come palestre di illegalità».
Resta il fatto che nell`opinione pubblica è prevalente la contrarietà a misure come amnistia o indulto: non è un problema per un Pd che già governa con il Pdl e che deve aspirare a crescere nei consensi?
«Qui non si tratta di inseguire l`umore dell`opinione pubblica. Ripeto, qui si tratta di raccogliere la verità più profonda del messaggio di Napolitano e di ristabilire il principio dello Stato di diritto in un Paese che sul punto fondamentale della condizione di vita dei detenuti sta offrendo da troppi anni una immagine indegna di una grande nazione civile ed europea. Non dimentichiamolo mai, noi siamo la patria di Beccaria. E che un Paese con la nostra storia, tradizione, cultura, possa ridurre questo dramma umano e sociale a una polemica di parte o di giornata è un`idea semplicemente irricevibile».
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