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martedì 19 novembre 2013

Gianni Cuperlo vince in Emilia-Romagna!


Dati definitivi della Regione Emilia-Romagna

Partecipanti al voto: 27.819

  1. Gianni Cuperlo:    12.032 voti - 43,55%
  2. Matteo Renzi:       11.701 voti - 42,35%
  3. Pippo Civati:          3.557 voti - 12,87%
  4. Gianni Pittella:           341 voti  -  1,23%
Schede bianche: 106
Schede nulle:       82

Per maggiori informazioni sui dati delle Convenzioni a livello regionale:
http://pder.it/

martedì 29 ottobre 2013

Gianni Cuperlo, il Partito Democratico e la capacità di "prevedere il presente"

Articolo di Roberto Finzi*

Un gran personaggio intellettuale e politico del ‘700 francese, il cui nome si trova in tutti i manuali ma il cui pensiero, come spesso capita, è poco noto scriveva, giovane, per se stesso: “ la legge dell’aberrazione  non è limitata all’ astronomia. Si estende a tutti gli oggetti della conoscenza umana e soprattutto alla politica. Ogni specie di luce non viene a noi che attraverso il tempo, più la progressione è lenta, più l’oggetto, travolto dal movimento rapido che allontana o avvicina tutti gli esseri, è già lontano dal luogo in cui lo vediamo: prima che noi abbiamo appreso che le cose stanno in una situazione determinata, esse ne hanno già cambiata molte volte. Così apprendiamo sempre gli avvenimenti troppo tardi e la politica ha sempre bisogno di prevedere, per così dire, il presente “.
Può farlo, in una società complessa come la nostra, solo attraverso la composizione di molte esperienze e molti saperi. In una parola per il tramite di un partito, strumento che va rinnovato, e molto rispetto a quello “ novecentesco”, un termine che in bocca a molti ( troppi) sembra una oscenità. Un congegno che invece resta essenziale a una politica democratica. Ce lo dice, del resto la costituzione ( altro attualissimo “ arnese” novecentesco ) che lo delinea come “ corpo” in grado di riunire ed elaborare esigenze e conoscenze per poi tradurli in concreti provvedimenti nelle sedi istituzionali deputate.
Sui modi del suo indispensabile rinnovamento-mutamento in relazione, in primis, ai cambiamenti, rapidi, della società e a come in concreto si è trasformato nel tempo a causa di necessità oggettive ma anche, e non poco, di soggettivi stravolgimenti delle sue funzioni ha detto cose interessanti Fabrizio Barca. Che non van prese per oro colato – è lui stesso il primo a dirlo – ma che di certo costituiscono un utile punto di riferimento.
In particolare mi sembrano essenziali tre irrinunciabili premesse: 1. l’abbandono, il definitivo seppellimento, di una concezione leaderistica del partito; 2. la netta separazione tra funzioni di partito e funzioni pubbliche; 3. La necessità che i saperi diffusi, e molecolari, che il partito deve sapere cogliere, organizzare, ridurre a concrete soluzioni sottoposte a verifica e “ sperimentazione” siano – debbano essere – collocati in un quadro di valori comuni.
Questi ultimi definiscono, per così dire, il “ perimetro” sociale, culturale e politico del partito. E per questo e con questo un linguaggio comune, attraverso cui i militanti si esprimano riferendosi ai medesimi oggetti. La sua elaborazione – basta riflettervicisi un istante – è parte costitutiva di una “ identità” ( del partito e dei suoi militanti) che non può prescindere da una approfondita analisi, valutazione e riappropriazione critica delle sue radici, che sono un complicato, tortuoso fatto storico non un proclama ideologico. Ne consegue la necessità anche di un lungo, paziente, per nulla scontato lavoro di formazione dei militanti.
Perché Barca sino ad ora non abbia voluto esplicitare la sua personale propensione per una delle candidature alla segreteria del PD in campo, non so. Attiene a sue private, insindacabili, valutazioni.
Per quanto mi riguarda la sua elaborazione mi ha rafforzato nel convincimento che la persona adatta oggi a guidare il PD sia Gianni Cuperlo nelle cui posizioni vedo la capacità di “prevedere il presente” che dovrebbe caratterizzare ogni buon politico. Ma al di là della sua solida e persuasiva personalità va sottolineato che solo lui, tra i candidati in lizza, rifiuta ogni torsione leaderistica del partito e della sua direzione. Cosa che – non c’è bisogno di ri-cordarlo – non si può proprio dire di Renzi! E nemmeno – nei comportamenti – di Civati.
Cuperlo si è impegnato pubblicamente e, direi, solennemente, a dedicarsi, se vincerà, in modo completo al partito, prefigurando in tal modo la separazione tra funzioni di partito e funzioni pubbliche. Un processo che - ovviamente – avrà bisogno di passaggi successivi, perfezionamenti, attuazione in tempi giusti e forme adeguate. Nei suoi scritti e nei suoi discorsi sono esemplificate in modo inequivoco la sua adesione al metodo dello “ sperimentalismo democratico” e la rappresentazione di un quadro di valori. Di conseguenza un linguaggio comune, la cui mancanza è foriera di equivoci gravi. Babele è la premessa dell’incomprensione e dell’impotenza politica.
Se questo sarà il progetto di partito che uscirà dal congresso la sinistra italiana potrà disporre di un potente strumento di crescita civile per tutto il paese. Influendo, senza possibilità di fraintendimenti, anche sul modo d’essere degli avversari. E Dio sa quanto l’Italia e l’Europa necessitino di destre e centrodestra adeguati alle sfide dei tempi e non adagiati e sguazzanti in più o meno truci populismi.


*Roberto Finzi ( Sansepolcro 1941 ) ha insegnato Storia Economica, Storia Sociale, Storia del pensiero Economico negli Atenei di Bologna, Ferrara e Trieste. Ha pubblicato con alcune tra le più prestigiose case editrici italiane ed europee ( Einaudi, Laterza, Il Mulino, Edizioni di Storia e Letteratura, PUF, Cambridge University Press). Suoi scritti sono apparsi, oltre che in Italia, in Argentina, Belgio, Brasile, Cina, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Spagna, Stati Uniti. 

domenica 6 ottobre 2013

Cuperlo: “Ora è chiaro: segretario e premier separati”

Intervista di Daria Gorodisky a Gianni Cuperlo, Corriere della Sera, 06 ottobre 2013



«Se davvero dal Pdl emergerà una forza collocata nel campo del conservatorismo europeo, di impianto costituzionale e repubblicano, sarà un elemento positivo per il sistema politico e istituzionale. In parallelo, a noi questa novità impone di intervenire su due fronti: sostenere il governo con convinzione, anche incalzandolo sulle risposte alla crisi; e, con il nostro congresso, mettere mano alla riorganizzazione del campo di centrosinistra».

In fatto di riorganizzazione, ci sono due punti che Gianni Cuperlo, deputato e candidato dalemian-bersaniano alla prossima segreteria del Pd, vorrebbe incidere nella pietra: ancoraggio al bipolarismo e divisione di incarichi fra guida del partito e candidato alla presidenza del Consiglio.

Lei non vede un forte movimento verso il centro, un generale ritorno alla Dc?
«No, non penso che sia questo il destino del Paese. E credo che dobbiamo difendere il bipolarismo allontanando tentazioni centriste o neocentriste».
In che modo?
«Per quanto ci riguarda, credo che il nuovo centrosinistra non possa essere solo la somma di sigle esistenti o il ritorno a una coalizione che non ha vinto le ultime elezioni di febbraio. Il nostro congresso dovrà servire a definirne la natura e il profilo».
Qual è la sua proposta?
«Il nostro compito non può essere quello di avere un Pd più piccolo e più di sinistra. Al contrario, dobbiamo far confluire culture diverse dando a ciascuna lo stesso diritto di cittadinanza: sinistra, popolarismo, cattolicesimo democratico, ambientalismo, il pensiero delle donne… Serve questo per rilanciare il centrosinistra: mantenere i principi di sinistra, ma guardando avanti».
Un obiettivo già dichiarato molte altre volte…
«Sì, ma oggi la situazione complessiva ci offre delle chance in più. Questa crisi ha cambiato il Paese. Abbiamo perso 8 punti di Pil negli ultimi 6 anni, centinaia di migliaia di posti di lavoro, decine di migliaia di imprese. E non torneremo più quelli di prima. Quindi, abbiamo l’obbligo e l’occasione per ripensare e disegnare quella che sarà, per esempio, la nostra politica industriale dei prossimi 10-20 anni».
Qualche esempio concreto?
«Se non vogliamo perdere la siderurgia, abbiamo bisogno di nuovi criteri di sostenibilità. Oppure, quando parliamo di rivoluzione digitale, non possiamo non considerare che servono ricerca e formazione: settori sui quali la Germania ha aumentato gli investimenti del 15%, mentre l’Italia li ha diminuiti del 20. Ancora: la tutela di suolo e territorio è una leva di crescita, come lo è l’Expo».
A proposito di occupazione, non crede che il governo abbia peccato di leggerezza nella vicenda Telecom: nessun intervento per garantire l’occupazione di migliaia di lavoratori, né per salvare un settore di solito ritenuto strategico dagli Stati?
«Su questo il governo non può rinunciare ad avere un ruolo, non deve dare per scontato il meccanismo di cessione a partire da una revisione della legge sull’Opa».
Matteo Renzi è un suo rivale alle prossime primarie…
«La sua candidatura è un elemento di chiarezza. Ma ora non ci sono più equivoci: l’8 dicembre si terranno le primarie per eleggere il segretario del Pd e non per scegliere il prossimo candidato a Palazzo Chigi».
Che tipo di segretario?
«Un segretario a tempo pieno, che si dedichi soltanto al partito per l’intero mandato congressuale. Un segretario che non si chieda quanto il Paese ha bisogno di lui, ma se l’Italia ha bisogno di noi. Perché ormai è chiaro che la leva del governo non basta: non si cambia il Paese con un riformismo senza popolo. Le vere riforme hanno bisogno di un consenso dal basso».
Vede il nuovo Pd nel Pse?
«Non penso a una pura confluenza. Credo che, se davvero l’Europa è il nostro spazio politico, lì servirà un nuovo partito dei democratici e dei socialisti. La sinistra di prima, da sola, non è una risposta sufficiente».
Secondo lei la denuncia nei confronti di 5 saggi della commissione per le riforme deve comportare conseguenze nella commissione stessa?
«Credo che prima si debba capire bene di che cosa si tratta. Userei un criterio rigorosamente garantista, come sempre».

giovedì 3 ottobre 2013

Cuperlo: “Finita un’egemonia, il Pd lavori all’alternativa”

Intervista a Gianni Cuperlo di Maria Zegarelli – L’Unità

Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria Pd, parla di una «frattura senza ritorno» che si è consumata ieri nel Pdl. Nulla sarà mai più come prima, anche se l’evoluzione di questo strappo non è ancora completamente scritta. Secondo il parlamentare Pd è Silvio Berlusconi il grande sconfitto di questa ennesima giornata scandita dai colpi di teatro di un partito al cui interno è successo tutto e il contrario di tutto.

Il colpo di scena in Senato di Berlusconi è l`ammissione di una sconfitta?
«Direi che è stata la capitolazione di un leader che ha segnato più di chiunque altro la vicenda italiana dell`ultimo ventennio e che è giunto da tempo alla fine della sua parabola pubblica. In questo la giornata di ieri è uno spartiacque e non solo per la durata del governo che da un passaggio delicatissimo esce rafforzato. La novità riguarda la direzione che la crisi italiana è destinata ad assumere. In particolare l`impatto che la frattura della destra potrebbe avere su un sistema democratico scosso da un sentimento popolare di rifiuto. La capriola di Berlusconi nel voto di fiducia ha certificato la fine di una egemonia ventennale sulla sua creatura padronale. Penso davvero che egli non possegga più una sola parola che parli al presente o al futuro dell`Italia. E noi, per nessuna ragione, possiamo restituire un ruolo da interlocutore a chi ha violentato in modo sistematico le regole e la concezione liberale della democrazia».

È una nuova maggioranza quella che sostiene Letta o la riedizione di quella che c`era fino a qualche giorno fa?
«Impossibile dire che non è cambiato nulla. Per certi versi anzi può cambiare tutto. Al fondo la seconda Repubblica sta finendo assieme all`agonia del suo primo attore. La bancarotta del suo modello, di partito, di democrazia è sotto agli occhi».
Sarà un governo più forte, libero dagli ultimatum, o si ricomincerà a ballare?
«Questo dipenderà anche da noi e dalle condizioni che sapremo dettare. Ne indico due. La prima è il bisogno che questa novità coincida con un governo dotato della forza, politica e numerica, per aggredire alla radice il dramma sociale che scuote il Paese e ne mette a rischio la tenuta. Tradotto vuol dire che la nostra agenda di governo dovrà indicare per nome le questioni che riteniamo non più rinviabili a cominciare dal contrasto a diseguaglianze divenute immorali e a un impoverimento del ceto medio che ha messo in ginocchio la parte più offesa della società. La seconda condizione, dopo anni di una regressione civile e culturale, deve esaltare la dignità della persona che lavora, che un lavoro lo cerca o che ha smesso persino di cercarlo. Questo è il terreno dove, più che in passato, la sfida etica lanciata dal nuovo pontificato si salda coi fondamenti di una sinistra che ha il dovere di immaginare l`economia, i diritti, i rapporti di forza nello Stato e nel mercato, dopo la destra e la sua egemonia».
La nascita di un nuovo gruppo segna di fatto la fine del ventennio berlusconiano?
«Segna una frattura che mi auguro sia senza ritorno. Il punto è se, per la prima volta dalla nascita di questa destra, una sua componente si mette alla guida di un nuovo campo conservatore, in un solido ancoraggio repubblicano. È vero che Casini e Fini avevano già contestato il dominio di un Capo. Ma erano espressione di culture esterne al ceppo originario. Adesso invece può entrare in campo un`altra cultura che, pure se generata dentro l`imprinting di Arcore, rompe con quella matrice. Ci troviamo in una terra di mezzo. Tra un “prima” che non regge più di fronte alla crisi del sistema-Paese. E da qui, l`isolamento di Berlusconi da parte di interessi e poteri dell`economia, dell`informazione, e praticamente di tutte le agenzie di senso che orientano la grande opinione pubblica. E un “dopo” che potrebbe cambiare la natura degli eventi molto oltre i confini della cronaca. Penso che noi abbiamo il dovere di sostenere questa prospettiva con il rilancio di riforme nette nell`impatto che avranno su un sistema pervaso da rendite e incrostazione».
Non crede che questo segni l`inizio di un percorso che porta a un sistema proporzionale?
«Non lo so ma eviterei di perseverare nell`errore degli anni passati, l`idea che le regole fossero da sole in grado di plasmare il sistema politico secondo gli umori dei vari ingegneri elettorali. Ripeto, siamo di fronte a un fatto che potrebbe avere delle conseguenze profonde sull`assetto del sistema istituzionale e delle culture in grado di farci uscire da questa fallimentare seconda Repubblica. Quanto alla legge elettorale penso che valga l`impegno preso: si metta la riforma all`ordine del giorno delle Camere e si veda lì chi vuole davvero inchiodare il paese al suo passato».
Il Pd come esce da questa giornata che Letta ha definito storica?
«Come una forza popolare e responsabile, che ha retto compatta il tentativo di una spallata ai principi costituzionali. Per noi esiste un legame solido tra l`assetto del sistema politico e l`uscita dalla crisi che divora redditi e fiducia. L`idea che la politica sia l`ostacolo da abbattere è una sciagura prima di tutto sul piano culturale. Ma questo rende la funzione del nostro partito ancora più decisiva. E allora non si va avanti soltanto nel nome della stabilità. Si va avanti, e io penso che lo si debba fare sotto la guida autorevole di Enrico Letta, per parlare a tutti ma in particolare a quella parte che si trova oggi sull`orlo di una caduta, senza che partiti e istituzioni abbiano avuto la forza per garantire a milioni di persone, e a due generazioni di ragazzi, la speranza di un riscatto possibile. E bisogna farlo rivendicando il primato di una democrazia che dovrà ricostruire una trama di principi, a cominciare dalla legalità, slabbrati da anni di prepotenze».
Questo giro di boa mette in sicurezza il congresso e i tempi stabiliti?
«Me lo auguro per il bene del Pd. Se davvero siamo a un passaggio decisivo bisogna che noi per primi decidiamo, assieme, di sostenere con lealtà e incalzandolo l`azione del governo. E allo stesso tempo dobbiamo riaprire adesso, non tra un anno, quel cantiere dell`alternativa e di un  centrosinistra ampio e invaso dal meglio della società consapevole e dei movimenti, senza dei quali perderemmo di vista l`orizzonte di una grande partito democratico e della sinistra dopo la parentesi di oggi. Il nostro futuro è nelle nostre mani a cominciare dall`idea di Paese e dal modello di partito. Sono certo che nel congresso su tutto ciò sapremo dire parole di verità».

giovedì 26 settembre 2013

Cuperlo: "Non sempre le battaglie giuste sono quelle facili"

Intervista a Gianni Cuperlo di Carlo Puca - Panorama



Dalemiani, veltroniani, lettiani, bindiani e altri ancora: la grande novità della sua candidatura a segretario del Pd è che ora esistono pure i cuperliani. 
“Per carità, non vorrei mai stare in una corrente che mi adottasse come leader”.

Questa è una citazione di Marx. Groucho, naturalmente, non Karl. 
“Esatto. Un genio assoluto, Groucho”.

E Karl? Onorevole Gianni Cuperlo, lei è stato l`ultimo segretario della Fgci. Torna Forza Italia, venisse eletto lei potrebbe tornare pure il Pci. O, almeno, il Pds. 
“La politica è speranza. E per costruire speranza c`è bisogno di futuro. Qui c`è da consolidare il Partito democratico, altro che ritorni”.

Goffredo Bettini già propone di superare il Pd. 
“Rispetto molto Goffredo. Però ritengo che il nostro campo esista già, è il Partito democratico”.

Con Matteo Renzi vincitore annunciato del congresso... 
“Le assise saranno una sorpresa per molti. L`impatto con l`assemblea del Pd è stata una prova: il clima non era di una sfida già chiusa”.

Il quotidiano «Europa», seppure renziano, ha titolato: «Cuperlo vince la sfida dell`applausometro». 
“Ecco, sono quelle cose che fanno piacere, naturalmente”.

Un`ovazione sorprendente. L`assemblea è molto di sinistra. Ma Renzi sembra più comunista di lei. 
“Ma no, Renzi comunista è un`espressione inverosimile”.

Anche Nichi Vendola sta con Renzi. 
“Nichi non è un leader del Pd. E comunque la verità è che Matteo ha preso coscienza che certe ricette, come una flessibilità spinta sul lavoro, non funzionano e sarebbero improduttive per il Paese. Penso sia una evoluzione positiva, la sua”.

Che cosa invidia a Renzi?
“Una sola cosa: la possibilità di fare il primo cittadino di Firenze. Un`esperienza meravigliosa”.

Meglio, quindi, che resti a fare il sindaco.
“Ma no, non ho detto questo, lei mi vuole far litigare con Matteo”.

Impossibile, mi pare. Allora il pettegolezzo è autentico: marciate divisi per colpire uniti. Contro i gerontocrati.
“Credo invece che il Pd sia già rinnovato e in profondità. Parlano i fatti: la segreteria è giovanissima, il capogruppo alla Camera ha poco più di 30 anni, noi candidati alla segreteria superiamo al massimo i cinquant`anni. E siamo tutti più o meno nuovi rispetto al passato”.

Massimo D`Alema, Walter Veltroni, Franco Marini, Rosy Bindi... potrei continuare, ma il vulnus è che la vecchia guardia comanda ancora. 
“A parte il fatto che alcune di queste personalità hanno scelto di non ricandidarsi, nulla vieta loro di esprimere pareri e opinioni, ci mancherebbe. Che vogliamo fare, costringerli all`esilio? Semmai la questione non è fare espatriare i vecchi ma rendere autonome le generazioni che entrano”.

E come si fa? 
“Con le idee, non con gli slogan”.

Intanto si mormora dell`ennesima scissione, postcongressuale. 
“Hic manebimus optime»: io e Renzi nel Pd staremo assieme benissimo. Una rottura sarebbe una sconfitta sia per chi vince sia per chi perde”.

Tuttavia le correnti sono tante, qualcuna potrebbe lasciarvi. 
“Nei partiti le correnti ci sono sempre state, e al fondo hanno garantito il pluralismo. Purtroppo hanno perduto progressivamente quella loro caratteristica per arrivare alla deriva degli ultimi anni, fino a tradursi in un vero e proprio notabilato".

Riconoscerà che il Pdl questo problema non l`ha avuto. Lì comanda uno solo. 
“Ma il modello berlusconiano non è certo il nostro. Anzi, penso che vada recuperato il concetto del noi contro l`esasperazione dell`io”.

II Pd è quello dei tanti io che si fanno la guerra. 
“Appunto, manca il noi”.

Nel frattempo il suo partito è diventato tedioso. E le regole, e i cavilli, e il programma... non se ne può più.
“Abbiamo abusato della pazienza dei nostri elettori. Ora basta, si faccia il congresso. Tutto il resto è noia”.

Un suo grande elettore, Pier Luigi Bersani, è però tra quelli che fomentano la noia.
“Questo è un giudizio che contesto alla radice. Bersani, come tutti noi, ha commesso i suoi errori. Ma se ne è fatto carico anche al di là del dovuto. Vedo che molti partecipi di quegli errori ora gli urlano contro. È ingiusto, sbagliato e talvolta penoso".

Il suo vice, il vice di Bersani, è presidente del Consiglio. In campagna elettorale hanno condiviso ogni passo. 
“E no, Enrico è un`altra cosa. Mai ha preso le distanze da Bersani, proprio mai”.

Ecco, Letta: il premier è super partes rispetto al congresso. Ma a differenza di Renzi, che mina l`esecutivo un giorno sì e l`altro pure, lei evita ogni attacco al governo. 
“La correggo subito. Non è che io non posso, io non voglio”.


Che cos`è, disciplina di partito? 
“È disciplina di italiano. Questo governo è necessario al Paese. Ha fatto alcune cose importanti, a cominciare da scuola e lavoro. Se fosse il mio governo, punterei all`aggressione della nuova povertà con un piano straordinario per lo sviluppo. La ripresa senza occupazione è un rischio mortale”.

Senta Cuperlo, su Wikipedia, nella lista dei personaggi famosi di Trieste, lei è sistemato fra i politici e gli statisti.
“Non ho mai avuto alcuna esperienza di governo. Quindi statista no, spero di essere un politico, peraltro sui generis”.

Tutti le riconoscono autonomia di pensiero dai gerontocrati, anche da quelli con lei solidali.
“Che dire? A una certa età sono soddisfazioni”.

I suoi parenti saranno contenti. 
“Macché, sono caustici: «Chi te l`ha fatto fare? Dicono tutti che perdi». Rispondo che non sempre le battaglie giuste sono anche facili.

«Ai poeti resta da fare la poesia onesta»: ha presente? 
“Quello è un testo straordinario di Umberto Saba. Descrive uno stile di vita, è inutile cercare la perfezione se nello scrivere si è artefatti. Meglio un verso impuro ma interamente onesto”.

Sembra la metafora della sfida Renzi-Cuperlo. 
“Lasciamo in pace i geni. Dico solamente che ai politici resta da fare la politica onesta. Nient`altro che questo. Ma sarebbe la rivoluzione”.

mercoledì 25 settembre 2013

Cuperlo: basta polemiche. Il congresso l'8 dicembre

Sono certo che Guglielmo Epifani, Davide Zoggia e chi sta lavorando per affrontare e risolvere le questioni aperte sapranno trovare la soluzione che ci deve portare a svolgere le primarie per il segretario l'8 dicembre.

"Io penso sia arrivato il momento di farla finita con le dichiarazioni e le polemiche sulle regole che ci devono portare al prossimo congresso. Sono certo che Guglielmo Epifani, Davide Zoggia e chi sta lavorando per affrontare e risolvere le questioni aperte sapranno trovare la soluzione che ci deve portare a svolgere le primarie per il segretario l'8 dicembre. La prossima riunione della Direzione armonizzi i tempi e fissi il percorso che ci deve portare a quella data". Lo dichiaraGianni Cuperlo, deputato del Pd e candidato alla segreteria del partito, commentando le ultime dichiarazioni sulle regole per il congresso.


"Con questa discussione - prosegue Cuperlo in una nota - stiamo logorando la pazienza dei nostri iscritti e dei nostri elettori che non ci capiscono piu'. E' ora di mettere al centro della nostra discussione il futuro del Pd e del paese e le questioni che interessano da vicino le famiglie, le imprese, i lavoratori e i cittadini italiani. Mi auguro che che sia possibile farlo il piu' in fretta possibile".

domenica 25 agosto 2013

Il partito secondo Cuperlo "la sinistra del passato è finita ma serve un'economia civile "

Le "note" del candidato alla segreteria che sfida Renzi: grande allenaza dal Sel ai moderati
Il partito secondo Cuperlo  "La sinistra del passato è finita ma serve un'econmia civile"

Il partito secondo Gianni Cuperlo. Partendo da quello che il Pd dovrà essere: "Il tema non è respingere il bisogno di leadership autorevoli, ma contrastare l'idea che quella leadership esaurisca la funzione di un partito": E' in questo passaggio la fotografia migliore di quanto ha in mente il candidato alla segreteria. Una forza politica che sfida il progetto disegnato da Matteo Renzi e che "non può essere la corvée in vista di un incarico diverso". Quarantuno pagine in tutto, "note" preparatorie in vista del congresso.
L'imperativo è innanzitutto quello di tenersi alla larga dal modello berlusconiano: "una deriva personalistica che altrove assume i tratti psicologici di soggetti fondati sulla proprietà o sul controllo autoritario del consenso -annota Cuperlo- non ci ha lasciato indenni"; Guide "autorevoli" restano necessarie, ma ciò che conta è schivare l'epilogo da "comitati elettorali permanenti". Forse anche per queste ragioni il candidato sostiene la necessità di separare leadership e premiership.
Dopo la delusione elettorale, comunque, è necessario guardarsi dentro. Il Pd, ricorda Cuperlo, ha lasciato per strada tre milioni di voti. Non ha mobilitato le tre grandi aree di riferimento -dipendenti pubblici, pensionati e elettori con alto livello di istruzione- ma soprattutto non è stato capace di convertire "l'arcipelago delle partite Iva, i precari, le piccola media impresa artigiana". Per ricucire lo strapppo bisogna accettare un dto ormai incontestabile: "la società è cambiata in modo irreversibile" e "non ha senso resuscitare la sinistra del passato". Ed ecco l'imperativo per il Pd di domani: "Parlare a tutti, ma parlare la nostra lingua": Con un perimetro preciso: "Il centrosinistra largo che, assieme a Sel, a forze e personalità moderate e ai movimenti del civismo, avevamo voluto e si è di nuovo spaccato". Con un netto ancoraggio europeo: "La costruzoine del Partite europeo dei democratici e dei socialisti".
E poi c'è l'idea di società immaginata da Cuperlo, fondata sulla "rivoluzione della dignità e sulla centralità della persona". L'analisi prende spunto dal dramma della crisi economica che ha calpestato "l'uguaglianza" a scapito di "milioni  di giovani e famiglie". Una critica, radicale, è riservata al "liberismo assoluto". Senza però dimenticare anche ciò che accade olre i confini nazionali: "Dobbiamo ripartire da una visione del mondo. Se non guardiamo fuori, anche ai drammatici conflitti in corso, non abbiamo futuro".
Resta la domanda delle domande: come ripartire? Tocca al Pd, sostiene l candidato alla segreteria, costruire un'alternativa. Non di solo merito però potrà nutrirsi l'Italia, perchè "senza uguaglianza il merito diventa privilegio". Occorre riscoprire il modello di "un'economia civile, con l'impesa responsabile motore della crescita". Nell'immediato, poi, resta necessario il sostegno al governo Letta. Con "lealtà e autonomia". C'è spazio anche per un programma di riforme: niente presidenzialismo, meglio una riforma elettorale con doppio turno di collegio.
Nelle "note" Cuperlo lancia anche alcune proposte per cambiare la struttura del partito, sfruttando consultazioni periodiche -anche referendarie- su temi specifici come, ad esempio, "una buona legge sul fine vita". Senza dimenticare, visto il successo del grillismo, la forza della Rete.

Da La Repubblica del 25/08013 art. di Tommaso Ciriaco

mercoledì 21 agosto 2013

Caronna: "Non mi piacciono le abiure del passato dei nuovi renziani"


Caronna: "Stanno facendo i conti senza l'oste"

21 agosto 2013 - Intervista a La Repubblica

"Non è affatto vero che stiano diventando tutti renziani" dice l'europarlamentare in prima fila per il sostegno a Gianni Cuperlo. L'ex leader regionale del Partito Democratico assolve gli ex bersaniani di ferro convertiti al sindaco di Firenze - "è legittimo cambiare opinione" - ma boccia chi "si fa dettare la linea dagli opinionisti", perché "non è necessario abiurare il passato per affermare di aver cambiato idea".

Caronna, lei pensa forse al sindaco Virginio Merola, che da leader del comitato per Bersani è diventato renziano doc?  
"Intanto premetto che a me non piace la parola "conversione", e non la utilizzo. Così come non è nel mio vocabolario politico la parola "tradimento". Penso che sia legittimo e fisiologico che alcuni cambino idea e non esprimo giudizi. L'unica cosa che mi sento di dire è che un dirigente politico dovrebbe mantenere una sua autonomia".

In che senso?
"Io non sono per farmi dare la linea da questo o quell'opinionista. Trova abbastanza ridicolo che di fronte ad una scelta politica si faccia un'abiura del passato. Non è necessario, e non tutto il passato è da gettare"

Lei però non si fa "sedurre" dal sindaco di Firenze.  Cosa non la convince?
"Io penso che Renzi rappresenti un modello superato, vecchio. Che rappresenti la modalità di fare politica degli ultimi vent'anni, una politica che punta molto sulla comunicazione, sulle pulsioni, sul consenso immediato. Mi pare una rivisitazione al ribasso del blairismo".

Blairismo o berlusconismo?
"Blairismo. Il berlusconismo per fortuna, lo considero una parabola finita, anche se ancora in grado di fare danni".

Lei invece che Pd vorrebbe?
"Un partito organizzato, di sinistra, che sappia cambiare le cose e rappresentare i ceti più deboli, con una cultura politica propria, non un comitato elettorale o un insieme di correnti, con la capacità di selezionare la propria classe dirigente senza farsi condizionare da gruppi economici o editoriali".

Una proposta che a Bologna potrebbe risultare vincente. Lei pensa che Cuperlo possa vincere il congresso sotto le Torri? Molti iscritti ed esponenti del gruppo dirigente lo sostengono.
"Anche qui si commette un errore. Spesso si dice, e si scrive, che Cuperlo sia forte nel Pd "ortodosso", solo tra i dirigenti oppure tra gli iscritti. Io credo invece che sia la sinistra ad essere fortissima nel Paese e tra gli elettori, come dimostrano le oltre 300 persone arrivate alla presentazione del comitato per Cuperlo, il primo agosto. Il fatto è che Renzi gode di assist straordinari dal gruppo dirigente nazionale, con tutti i suoi demenziali tentativi di sgambettarlo".

Pensa a Pierluigi Bersani?
Penso anche a D'Alema, che invito a fare un'opera pia e a smettere di dare consigli a Renzi, dicendogli di non candidarsi alla segreteria. Io non penso che Renzi "possa" candidarsi a segretario. Penso che Renzi "debba" candidarsi. Ripeto deve candidarsi. Perché ha suscitato tali e tante aspettative, che ha la responsabilità di rispondervi con una proposta politica. Deve candidarsi e se vince fare il segretario a lungo, e spalare fango per risollevare un partito finito al 25%. Per questo io sono convinto serva un congresso costituente. Aperto il più possibile. Ciò che potrebbe sembrare logico, cioè far votare solo gli iscritti, in questa fase sarebbe controproducente, anche perché gli iscritti sono molto calati negli ultimi anni".

Sono calati anche a Bologna. In vista del congresso provinciale,  lei pensa che il comitato Cuperlo appoggerà il bis di Raffaele Donnini, se deciderà di ricandidarsi?
Lo vedremo. Se Donini si ricandiderà, valuteremo la sua proposta.

Intanto si rischia di andare alle elezioni prima che al congresso. Lei come vede il governo delle larghe intese? Molti sostengono sia un governo "democristiano".
Lo penso anche io, è molto democristiano. Sulla sua durata comunque io ho sempre sostenuto che fosse più utile un governo a termine, e lo penso ancora. Adesso poi, di fronte la vicenda che riguarda Silvio Berlusconi, credo che il Pd debba semplicemente rispettare la legge, poi se per questo il Pdl vorrà far cadere il governo, la responsabilità sarà loro".

Intanto lei con questo congresso è tornato sulla scena della politica bolognese. Si prepara a correre nel 2015 come Presidente della Regione, forse?

Io penso, modestamente, di aver fatto un buon lavoro al Parlamento europeo in questi anni, e penso di poter svolgere un eventuale secondo mandato a Bruxelles. Non penso da qui al 2015, è troppo lontano.

Nasce il Comitato Savena per Cuperlo

Si è costituito il Comitato Savena per Cuperlo, a sostegno della candidatura di Gianni Cuperlo a segretario nazionale del Partito Democratico. I promotori si riconoscono nella proposta politica del candidato e condividono il suo invito a rinnovare dalle fondamenta il PD, per collocarlo a pieno titolo nella famiglia della sinistra europea e farne il protagonista della rinascita del nostro paese. Ritengono fondamentale che in questo difficilissimo periodo il PD sia guidato con mano ferma da un segretario che non veda nel suo incarico soltanto un trampolino per altri traguardi. Siamo sicuri che Gianni Cuperlo, se eletto, si dedicherà al compito di ricostruire l' anima e l' identità del PD con tutte le sue energie e le sue riconosciute capacità.


Donata Lenzi
Ester Benassi
Carla Casadio
Luciana Deserti
Bruna Naldi
Argia Sabbi
Enrichetta Susi
Daniela Turci
Gigliola Vecchiatini
Angelo Gabriele Aiello
Davide Barbieri
Amilcare Castelli
Franco Colliva
Michele De Fina
Gianluca Luccarini
Stefano Marchigiani
Gabriele Morigi
Francesco Picciolo coordinatore
Mario Rizzoli

sabato 10 agosto 2013

Gianni Cuperlo: "Renzi? I voti non li prende uno solo"


Intervista a Gianni Cuperlo, La Stampa, 10 agosto 2013

Conferma che si candida a segretario del Pd e si augura che le primarie si terranno il 24 novembre. Chi parla è il deputato Gianni Cuperlo, che negli Anni Ottanta fu segretario della Fgci (ancora esisteva il Pci) e negli Anni Novanta ha lavorato accanto a D’Alema.
Cuperlo, lei è sicuro che le primarie si terranno il 24 novembre? L’impressione è che la data non sia ancora stata scelta…
«Io ho capito che saranno il 24 novembre. In ogni caso, Epifani ha ufficialmente aperto il percorso del congresso, un congresso di cui il Partito ha un bisogno vitale. Per discutere di quello che è accaduto e di quello che deve accadere, ovvero della sua cultura politica e della sua identità».
Quello che è accaduto e che non avete vinto elezioni che sembravano già vinte.
«Evidentemente non siamo riusciti a convincere la maggioranza del Paese della bontà della nostra proposta di un governo di cambiamento. Ecco perché in futuro dobbiamo sforzarci di costruire un nuovo campo del centrosinistra, che sia sensibilmente più largo di noi. Non dobbiamo mettere insieme solo sigle e partiti. Dobbiamo aprirci a quella parte vitale del Paese che è fuori da noi, e che dobbiamo coinvolgere nella costruzione di una vera alternativa politica e sociale».
Questa è la ragione per cui lei si candida segretario?
«Anche. Io sono per distinguere la figura del segretario da quella del candidato premier. Chi avrà la responsabilità di guidare il Pd dovrà occuparsi appunto del Pd e del progetto politico di cui parlavo prima. E non deve usare questo incarico come trampolino per un altro incarico».
Sta parlando di Renzi per caso?
«Parlo in generale. Mi auguro solo che il prossimo segretario sia una persona che vuole bene al Pd. Che non si chieda se la politica ha bisogno di lui ma si chieda perché il Paese ha bisogno di noi».
Quindi lei consiglia a Renzi di non candidarsi a segretario?
«Io non consiglio niente a Renzi. Penso però sia un errore credere che i voti li prenda uno soltanto perché se ne prendono di più se sono in molti a cercarli. Per essere ancora più chiaro, io sono contrario a una concezione plebiscitaria della politica».
Concezione che però ormai, anche grazie a Berlusconi, è entrata nel sangue di tutti, anche della sinistra…
«Esistono ancora gli anticorpi, basta fare un giro per le nostre feste, tra i volontari, i militanti, gli elettori per rendersene conto».
A proposito, chi deve votare alle primarie?
«Non solo gli iscritti ma anche gli aderenti. Dobbiamo aprirci il più possibile, quindi dovrebbe bastare la sottoscrizione di una manifesto di adesione al partito anche un minuto prima di votare».
Iscritti, aderenti, elettori: quanto è forte la sofferenza per il governo di larghe intese?
«Certo, un anno fa il clima era diverso. Oggi trovo almeno tre sentimenti: delusione e rabbia per la vicenda del Pd, consapevolezza che siamo al governo per fare alcune cose necessarie, speranza per una sinistra che riparta».
Ma la sinistra potrà mai ripartire continuando a rimanere al governo col suo avversario storico?
«Non è un’alleanza politica, è un governo di servizio e di scopo. Che Enrico Letta sta guidando con saggezza e responsabilità. Lui lo ha detto con chiarezza: siamo qui per mettere in sicurezza il Paese. E la sicurezza del Paese passa per alcuni provvedimenti economico-sociali di grande urgenza. Oltre naturalmente alla riforma della legge elettorale perché proprio non possiamo permetterci di tornare al voto col Porcellum».
Invece il leader del centrodestra parla solo di Imu e lancia ultimatum…
«Siamo dentro una crisi che esaspera le diseguaglianze, il governo deve occuparsi innanzitutto della giustizia sociale. Togliere oggi l’Imu anche per chi ha case di lusso e percepisce un reddito elevato andrebbe nella direzione opposta alla necessità di ridurre il peso fiscale sul lavoro. Tra l’altro ho incontrato Letta e sono convinto che si troverà una soluzione condivisa sull’Imu».
E se invece Berlusconi non fosse d’accordo a facesse cadere il governo, cosa succederebbe?
«Succederebbe che prima delle elezioni anticipate sarebbe un dovere verificare in Parlamento l’esistenza di un’altra maggioranza. Soprattutto perché non si può votare con la vecchia legge elettorale quando il Paese ha bisogno di stabilità».
Ultima domanda, Cuperlo: che si fa con Berlusconi condannato?
«Premesso che io non auguro a nessuno di finire in carcere, se c’è un principio va rispettato e se c’è una sentenza, essa va applicata. Quello che proprio non funziona nel centrodestra è l’idea che le regole della democrazia vengano dopo il consenso popolare. Questo si chiama assolutismo, mentre noi siamo in democrazia».

9 agosto 2013 - Gianni Cuperlo alla Festa PD di Bosco Albergati


Venerdì 9 agosto, Gianni Cuperlo è intervenuto alla Festa PD di Bosco Albergati.
Per chiunque si fosse perso l'iniziativa, questo è il link per riguardare l'intervento integrale del candidato alla segreteria nazionale del PD.

GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVENTO DI GIANNI CUPERLO

GUARDA LE FOTO DELLA SERATA

venerdì 9 agosto 2013

Guarda gli interventi della prima riunione dei sostenitori di Gianni Cuperlo a Bologna



Giovedì 1 agosto si è svolto, presso la sede della Federazione del PD Bologna, il primo incontro dei sostenitori di Gianni Cuperlo alla Segreteria nazionale del Partito Democratico.
Alla riunione hanno partecipato più di 300 persone e molti sono stati gli interventi.
Sul nostro canale YouTube è possibile vedere tutti gli interventi della serata.
Questo il link:

https://www.youtube.com/channel/UCtTl6DSpdw4kvv2wK1fqIOQ/feed?activity_view=3

martedì 6 agosto 2013

29.06.2013 - Intervento integrale di Gianni Cuperlo a Bologna

Sabato 29 giugno 2013, si è tenuto a Bologna il convengo organizzato dall'eurodeputato Salvatore Caronna: "L'Italia e l'Europa ad un bivio: le responsabilità della politica". All'incontro ha partecipato anche il candidato alla segreteria nazionale del PD Gianni Cuperlo. Questo il suo intervento integrale.





Gianni Cuperlo: “non possiamo subire gli ultimatum del PDL, faremo la riforma elettorale con chi ci sta”


Intervista a Gianni Cuperlo, La Repubblica
04 agosto 2013


Cuperlo, ci sarà una manifestazione di piazza dei berlusconlani, Bondi minaccia la guerra civile, i parlamentari del Pdl annunciano le dimissioni…e il Pd sta a guardare?
«No, c’è piena coscienza della gravità di quello che accade. Il giudizio della Cassazione segna uno spartiacque e la destra lo affronta nel modo peggiore, calpestando il principio di legalità e il rispetto delle sentenze. Questo non è accettabile. Per quanto ci riguarda, nella massima solidarietà a Letta, noi siamo pronti a tutto. Una legge elettorale si può approvare in tempi rapidi. Siamo al governo e lo abbiamo sempre sostenuto con lealtà per aggredire l’emergenza sociale e fare alcune riforme essenziali. Se la destra vuole cambiare l’agenda con dichiarazioni e minacce incendiarie si assume la responsabilità di precipitare il paese in una crisi che nell’immediato sarebbe un tuffo nel vuoto».
Ma sono accettabili le condizioni poste da Berlusconi e dal Pdl, una riforma immediata della giustizia e la grazia?
«Per quanto riguarda la grazia e il modo improvvido in cui si è chiamato in causa il capo dello Stato è il termine stesso “condizione” a risultare irricevibile. Letta ha descritto nel suo programma quali riforme anche in materia di giustizia. Ma qui per riforma si intende legittimare la reazione scomposta della destra, allora la mia posizione è netta: non si manomettono in un colpo solo la Costituzione e lo Stato di diritto”.
Fino a che punto reggerete?
«La domanda non è quanto possiamo reggere. ll tema è capire sino a che punto questa maggioranza, in sé anomala e nata in condizioni di necessità, è in grado di fare fronte a una emergenza sociale esplosiva, e di farlo senza produrre uno strappo ancora più drammatico tra il paese e la democrazia. Sta qui la gravità di dichiarazioni irresponsabili che evocano scenari da guerra civile. Nel riaffiorare di quel sovversivismo dall’alto che ha segnato in altri momenti della storia d’Italia una deriva pericolosa e reazionaria. Ma devono sapere che quello è un fronte invalicabile».
E’ più importante salvare il governo per il Pd, anche a costo di perdere l’anima?
«Ma è esattamente l’opposto, il sostegno a questo governo nasce perché un’anima ce l’abbiamo e ci ha sempre spinto a mettere l’interesse del paese avanti a tutto. Noi non abbiamo stretto un’alleanza politica con la destra, se stiamo lì è per sbloccare i fondi della cassa integrazione in deroga, per dare fiato alle imprese, per scuotere l’economia, per fare alcune riforme essenziali e prima fra tutte una legge elettorale».
Alle urne subito o ci potrebbe essere un’altra maggioranza?
«Nelle condizioni attuali un’altra maggioranza non c’è ma questo non impedisce di trovare nel Parlamento i consensi necessari a cambiare la legge elettorale, perché la sola cosa impedita è tornare alle urne con queste regole. Letta sta facendo bene, ma lui per primo ha detto che non starà lì a qualunque costo. La realtà è che la sentenza della Cassazione consegna alla destra il dovere di una scelta: se separare la propria identità dalla parabola, politicamente conclusa, di Berlusconi o piegarsi ancora una volta a una logica del tutto estranea alle culture moderate e liberali e che scatena l’ennesimo assalto ai principi costituzionali. Questo è il passaggio rinviato da troppo tempo e che ora deciderà del destino della destra italiana».
Ce la farete a cambiare la legge elettorale?
«Ce la dobbiamo fare. E’ un impegno morale verso gli italiani».
In questa condizione si potrebbe congelare il congresso del Pd?
«Sarebbe un errore. Il congresso è la condizione per ricollocare il progetto nella società italiana e restituire a milioni di persone il senso di una speranza e di una riscossa collettiva».

Cuperlo: "Subito le candidature, fidiamoci della nostra gente"


«O correggiamo le regole assieme oppure è bene che ne discuta il congresso». Gianni Cuperlo, candidato alla segretaria del Pd, è stato applaudito in direzione dal forse-sfidante Renzi quando ha ricordato: «Il congresso sia aperto...». 


27 luglio 2013 
Intervista a Gianni Cuperlo di G.C.
La Repubblica

Cuperlo, ha protestato anche lei contro il cambio in corsa delle regole? 
«Io ho detto che cercare una condivisione sulle regole è un dovere. Naturalmente è una responsabilità che riguarda tutti e nessuno può chiamarsi fuori dalla ricerca della soluzione migliore per il futuro del Pd»
Il Pd ha tentato un blitz anti Renzi? Che non è poi riuscito? 
«Non è questione di blitz. Dobbiamo avere tutti buon senso. Fissare una data certa e consentire in
tempi brevi il deposito delle candidature a segretario è segno di una fiducia nella nostra gente. Ed
è anche lavia più diretta per evitare che il congresso si faccia ovunque, su giornali, tivù, nelle singole
componenti, meno che dove si deve fare nella forma più aperta e inclusiva: il partito e i militanti».
A lei conviene la separazione tra segretario e candidato premier? 
«Non è un problema di convenienza di uno o dell`altro. Non ne faccio neanche una questione solo di regole. Per me è una scelta politica. Io penso che chiunque avrà il compito di guidare il Pd dovrà dedicarsi a tempo pieno a costruire e radicare questo progetto. Per altro oggi un premier c`è e il futuro candidato andrà scelto da un nuovo e largo centrosinistra. Sulla platea degli elettori ha un senso differenziarla da quella del candidato premier, e su questo Fassino in direzione ha detto cose sagge. Però le correzioni vanno fatte assieme altrimenti è bene che ne discuta il congresso. Io dico, ognuno di noi si senta responsabile nel cercare una soluzione evitando veti preventivi».
Bindi ha lanciato l`allarme: per salvare il governo si perde il Pd. Condivide?
«Lei ha posto temi importanti: dalle riforme istituzionali condivise da una maggioranza larga alla legge elettorale indicata da Epifani e altri come priorità, al rilancio del Pd. Quanto alla necessità di sostenere il governo e di incalzarlo sul terreno economico e sociale c`è stata una unità di fondo. E l`applauso alle parole di Letta ne ha dato la misura. Il premier lo ha detto bene: un Pd esigente serve prima di tutto al governo di scopo che lui presiede».
Il Pd si sta facendo del male?
«No, il Pd è una forza viva che sta in campo. Che vuole rinnovarsi anche con un congresso partecipato,
pensando a quell`alternativa che rimane la nostra bussola».
Siete nel caos? 
«Apprezzo lo spirito incoraggiante delle ultime due domande ma la risposta è ancora no. Noi stiamo evitando che nel caos precipiti l`Italia e la vita di milioni di famiglie. La nostra agenda è quella dei cassintegrati per i quali va trovata subito la copertura finanziaria, dei lavoratori di aziende a
rischio chiusura. Lavoriamo per sanare la vergogna degli esodati e dare ossigeno alle imprese. E in
Parlamento per approvare il contrasto all`omofobia e la legge che cambia il finanziamento alla politica»

Cuperlo, gli anni bolognesi «La mia sfida nata al Dams tre mesi dopo il 2 agosto»


Il personaggio - L`aspirante segretario del Pd: «Più che chiedere a Prodi di ripensarci dobbiamo guadagnare la sua fiducia» 

9 luglio 2013
Intervista a Gianni Cuperlo di Pierpaolo Velonà Corriere di Bologna

«Il modello emiliano? Ingiusto parlare di tramonto»
«Ho sempre avuto grande rispetto per la comunicazione politica. Però credo che esista un primato della politica sulla comunicazione: è impossibile comunicare quello che non c`è. Un partito è fatto dalla sua cultura, da valori, programmi e obiettivi. Se questi valori sono condivisi è giusto attrezzare la migliore campagna possibile. Ma prima bisogna capire chi sei, per che cosa ti batti». In questo richiamo al primato della politica sulla freschezza del linguaggio, sulle battute pronte e le campagne virali, c`è tutto il carisma vintage di Gianni Cuperlo, 51 anni, triestino, ex leader della Sinistra giovanile, aspirante segretario del Pd (che molti accusano di voler rifondare i Ds). Parole non scontate, queste di Cuperlo, che per i Ds curò la comunicazione negli anni 2000: una passione nata a Bologna, al Dams, dove aveva studiato dal 198o all`85, laureandosi con una tesi in Comunicazione di massa.
Cosa ci faceva un militante dei Giovani comunisti al Dams, la facoltà simbolo del Movimento?
«In realtà la Fgci di quegli anni era un posto molto laico. Dall`esterno si può pensare che fossimo un`organizzazione burocratica, ma erano anni creativi anche per noi. Con il Pci arrivammo a volte alla rottura sul fronte dell`ambientalismo, del pacifismo, della politica internazionale, del ritiro delle truppe sovietiche. La Fgci fu una grande palestra di formazione politica e civica, non un viatico per le carriere politiche. In tanti di noi ex militanti, al di là delle strade intraprese, resta ancora l`orgoglio di quell`esperienza».
Perché scelse il Dams?
«Mi attraeva questo curioso esperimento che non godeva di una buona critica. Ho sempre difeso la qualità di quel progetto. Ho ricordi intensi di docenti eccellenti come Fabrizio Cruciani, Gianni Celati, Luciano Nanni, Roberto Grandi, tutto il filone a cui mi sono appassionato della sociologia della comunicazione, e ovviamente Mauro Wolf che fu relatore della mia tesi».
Cosa ricorda del periodo universitario? 
«Conservo ricordi di lezioni appassionate e appassionanti. Non vissi quell`esperienza come diversivo ma con impegno. Il primo anno abitavo a Firenze a casa di amici, studiavo e lavoravo e il viaggio da Firenze a Bologna durava un`ora e mezza, tre giorni a settimana. Al secondo anno ritornai a Trieste. Il viaggio durava 4 ore: per dare gli esami partivo alle 4.3o del mattino e arrivavo a Bologna alle 8.3o. Conservo di questo pendolarismo un ricordo piacevole. Fu un periodo formativo, la mia famiglia non era agiata, per loro fu un sacrificio economico».
Come era la Bologna di quegli anni? 
«Una città carica di simbologia e di significati. Il Pci era un partito modello, con una grande capacità di attrazione. Mi iscrissi al Dams tre mesi dopo l`esplosione del 2 agosto. Ricordo in modo nitido l`area Ovest sventrata. Il lunedì trovavo appese alle transenne le sciarpe lasciate dai tifosi delle squadre che giocavano contro il Bologna. La città era segnata».
A Bologna è legato un altro momento clou della sua vita: la svolta di Occhetto, che lei visse da leader della Fgci... 
«Ero stato eletto l`anno prima, nell`88. La Bolognina fu la scelta giusta, probabilmente era l`unico modo di cambiare, anche con un atto di rottura che apparve brusco. Il limite semmai fu quello di non risolvere il nodo di fondo della nuova identità, si preferì ripiegare nell`ideologia del nuovo e dell`oltre».
Il tramonto di Bersani segna la fine di un certo modello di partito dal Dna emiliano?
«Non mi piace parlare di tramonto. Sarebbe ingeneroso rovesciare sulle spalle di Bersani la responsabilità di ciò che è accaduto. Bersani ha guidato il Pd con grandi risultati. Ciò che è avvenuto a febbraio e dopo riguarda tutti noi. Ora più che sul modello emiliano dobbiamo riflettere su quale modello dare all`Italia».
La accusano di voler rifare i Ds... 
«Nessuno vuole tornare indietro. Sarebbe irresponsabile. La sfida non è fare un Pd più piccolo e di sinistra, ma più grande ed europeo, in grado di rappresentare la società italiana, ad esempio le due o tre generazioni che vivono nella precarietà lavorativa ed esistenziale e che devono trovare nel Pd un punto di riferimento».
Se la dovrà vedere con Matteo Renzi...
«Renzi ha conquistato in poco tempo un posto di rilievo nel Paese. Mi auguro che il confronto sia sull`idea di partito e di Paese. Lui ha detto che non gli interessa cambiare il Pd ma l`Italia. Ecco, io penso che per cambiare l`Italia bisogna prima cambiare il Pd».
Resta il trauma della mancata elezione al Quirinale del padre fondatore, Romano Prodi, che non ha rinnovato la tessera... 
«Più che rivolgere a Prodi un appello generico a ripensarci, dobbiamo meritarci la sua fiducia dopo la ferita di quei giorni tormentati».
Ma lei Prodi l`ha votato?
«Certo, sia Marini che Prodi. E ho votato Rodotà durante uno scrutinio di passaggio».