Intervista a Gianni Cuperlo di Andrea Cangimi - Il Giorno
Onorevole Cuperlo crede che il Pdl faccia sul serio?
«Solo il fatto che sia stato evocato un colpo di Stato e annunciato un Aventino è gravissimo. Letta fa bene a prendere sul serio la cosa».
In caso di crisi, meglio elezioni subito o un nuovo governo?
«Votare subito sarebbe impensabile: per noi sarà un imperativo morale metter mano prima alla legge elettorale e alla legge di stabilità».
Il congresso va fatto comunque?
«Vedremo, una crisi politica del genere cambierebbe l`agenda del Paese, e per noi del Pd il Paese viene prima del partito».
Senza il veto lettiano su regole congressuali considerate favorevoli a Renzi l`assemblea del Pd di sabato si sarebbe chiusa con un accordo, no?
«Non mi risultano veti, ma conservo ancora l`amarezza per l`immagine trasmessa sabato da un partito che ambisce a governare il Paese e non sembra capace neanche di governare se stesso. Soprattutto a fronte di un dibattito molto coinvolgente».
Il punto da dirimere è il ruolo futuro di Letta?
«Il congresso serve ad eleggere un segretario, ma auspico che la Direzione di domani (oggi, ndr) stabilisca che il candidato premier verrà scelto con primarie di coalizione».
Stavolta, per favorire Letta.
«Letta è capo del governo e dirigente del Pd, come potremmo tagliarlo fuori per giunta rimangiandoci una regola già scritta?».
Il congresso, se si farà, dovrebbe servirvi a darvi un`identità dopo vent`anni di equivoci...
«Sì, e mi dispiace che qualcuno mi dipinga come un conservatore, uno che rimpiange i vecchi partiti e la sinistra che fu».
Lei ha una storia, ma non ha l`aria del conservatore.
«Infatti intendo costruire un partito aperto e radicalmente rinnovato. Ma che sia un partito. Perché se la Germania affronterà con senso di responsabilità e senza scilipotismi l`esito del voto di domenica è anche perché la Spd ha 150 anni e la Cdu quasi 70: partiti forti, consapevoli di sé».
Molti dei suoi supporter lottano per la sopravvivenza: D`Alema, Marini, Bersani...
«Potrei cavarmela dicendo che anche Renzi ha molti sponsor che provengono dal passato, ma la verità è che il gruppo dirigente del Pd è già composto da trenta, quarantenni. Poi ci sono personalità che non ricoprono incarichi e che io considero interlocutori interessanti, non soggetti da espellere».
Se il segretario diventerà premier conserverà l`incarico?
«Direi di sì. Aggiungo però con una battuta che la macchina strepitosa che ci siamo inventati per selezionare i candidati premier ad oggi è sembrata uno di quei congegni con cui Wile Coyote cerca invano di catturare lo struzzo».
Nel senso che...
«Nel senso che non abbiamo ancora sperimentato l`efficacia delle primarie, poiché nessun leader del Pd è mai diventato premier».
Lei è dipinto come un intellettuale timido, non il domatore di tigri che forse servirebbe.
«In effetti non mi sento un domatore di tigri e sarei ridicolo se cercassi di nascondere la mia natura. Il mio ruolo sarà favorire la discesa in campo di un gruppo dirigente nuovo e motivato, ma le confesso che fino a pochi mesi fa non avrei mai pensato di poter ambire alla segreteria. Mi hanno fatto cambiare idea dicendomi che a un certo punto della vita bisogna assumersi delle responsabilità e non farlo sarebbe diserzione».
Fonte: Il Giorno
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venerdì 27 settembre 2013
martedì 6 agosto 2013
Gianni Cuperlo: “non possiamo subire gli ultimatum del PDL, faremo la riforma elettorale con chi ci sta”
Intervista a Gianni Cuperlo, La Repubblica
04 agosto 2013
Cuperlo, ci sarà una manifestazione di piazza dei berlusconlani, Bondi minaccia la guerra civile, i parlamentari del Pdl annunciano le dimissioni…e il Pd sta a guardare?
«No, c’è piena coscienza della gravità di quello che accade. Il giudizio della Cassazione segna uno spartiacque e la destra lo affronta nel modo peggiore, calpestando il principio di legalità e il rispetto delle sentenze. Questo non è accettabile. Per quanto ci riguarda, nella massima solidarietà a Letta, noi siamo pronti a tutto. Una legge elettorale si può approvare in tempi rapidi. Siamo al governo e lo abbiamo sempre sostenuto con lealtà per aggredire l’emergenza sociale e fare alcune riforme essenziali. Se la destra vuole cambiare l’agenda con dichiarazioni e minacce incendiarie si assume la responsabilità di precipitare il paese in una crisi che nell’immediato sarebbe un tuffo nel vuoto».
Ma sono accettabili le condizioni poste da Berlusconi e dal Pdl, una riforma immediata della giustizia e la grazia?
«Per quanto riguarda la grazia e il modo improvvido in cui si è chiamato in causa il capo dello Stato è il termine stesso “condizione” a risultare irricevibile. Letta ha descritto nel suo programma quali riforme anche in materia di giustizia. Ma qui per riforma si intende legittimare la reazione scomposta della destra, allora la mia posizione è netta: non si manomettono in un colpo solo la Costituzione e lo Stato di diritto”.
Fino a che punto reggerete?
«La domanda non è quanto possiamo reggere. ll tema è capire sino a che punto questa maggioranza, in sé anomala e nata in condizioni di necessità, è in grado di fare fronte a una emergenza sociale esplosiva, e di farlo senza produrre uno strappo ancora più drammatico tra il paese e la democrazia. Sta qui la gravità di dichiarazioni irresponsabili che evocano scenari da guerra civile. Nel riaffiorare di quel sovversivismo dall’alto che ha segnato in altri momenti della storia d’Italia una deriva pericolosa e reazionaria. Ma devono sapere che quello è un fronte invalicabile».
E’ più importante salvare il governo per il Pd, anche a costo di perdere l’anima?
«Ma è esattamente l’opposto, il sostegno a questo governo nasce perché un’anima ce l’abbiamo e ci ha sempre spinto a mettere l’interesse del paese avanti a tutto. Noi non abbiamo stretto un’alleanza politica con la destra, se stiamo lì è per sbloccare i fondi della cassa integrazione in deroga, per dare fiato alle imprese, per scuotere l’economia, per fare alcune riforme essenziali e prima fra tutte una legge elettorale».
Alle urne subito o ci potrebbe essere un’altra maggioranza?
«Nelle condizioni attuali un’altra maggioranza non c’è ma questo non impedisce di trovare nel Parlamento i consensi necessari a cambiare la legge elettorale, perché la sola cosa impedita è tornare alle urne con queste regole. Letta sta facendo bene, ma lui per primo ha detto che non starà lì a qualunque costo. La realtà è che la sentenza della Cassazione consegna alla destra il dovere di una scelta: se separare la propria identità dalla parabola, politicamente conclusa, di Berlusconi o piegarsi ancora una volta a una logica del tutto estranea alle culture moderate e liberali e che scatena l’ennesimo assalto ai principi costituzionali. Questo è il passaggio rinviato da troppo tempo e che ora deciderà del destino della destra italiana».
Ce la farete a cambiare la legge elettorale?
«Ce la dobbiamo fare. E’ un impegno morale verso gli italiani».
In questa condizione si potrebbe congelare il congresso del Pd?
«Sarebbe un errore. Il congresso è la condizione per ricollocare il progetto nella società italiana e restituire a milioni di persone il senso di una speranza e di una riscossa collettiva».
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